Pubblicati sulla rivista internazionale Environmental Science and Pollution Research i risultati di una ricerca innovativa, condotta da ISPRA, Università di Pisa, Università di Torino, Università di Manitoba (Canada) ed in collaborazione con la Zhejiang Ocean University in Cina, che esplora la capacità degradativa del microbioma associato al plancton, partendo dall’osservazione della natura. Infatti, l’ipotesi è basata sul principio che i microrganismi associati allo zooplancton marino, composto per l’80% da piccoli crostacei, i copepodi, siano già altamente specializzati nella degradazione di molecole non facilmente degradabili, come per esempio la chitina che riveste i crostacei.
Il segreto del plancton: copepodi e funghi in grado di degradare la bioplastica in condizioni naturali
